Lost in translation: guida alla sopravvivenza dei vegetariani in terra straniera

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Ciao a tutti!
Come alcuni di voi già sanno, in questo periodo sono stata in Giappone per la mia luna di miele.
Ebbene sì: Fukuro e io abbiamo deciso di fare il grande passo e, per rinfrancarci dopo il tour de force del matrimonio (che per inciso è davvero massacrante), ci siamo concessi questo viaggio che da tanto desideravamo.
Per la prima volta da quando sono diventata vegetariana mi sono trovata, dunque, ad affrontare il problema di barcamenarmi tra menù a volte incomprensibili e camerieri non sempre bravi con le lingue, per evitare di trovare spiacevoli sorprese nei miei piatti.
Ho pertanto pensato di fare tesoro della mia esperienza e lasciarvi alcuni semplici consigli che possano esservi utili per eventuali esperienze all’estero.
1. Se prenotate il viaggio tramite agenzia, fate segnalare già dall’agenzia le vostre esigenze alimentari. In alternativa, contattate in anticipo l’albergo segnalando che siete vegetariani.
2. Informatevi in anticipo sulla cucina del luogo, di modo da capire quali siano i piatti tipici più frequenti e quali siano i loro ingredienti.
3. Non date per scontato che tutti conoscano l’inglese, quindi fatevi scrivere da qualcuno (la guida turistica, il receptionist dell’albergo, un amico che conosca la lingua ecc.) un biglietto nella lingua del posto con la frase “sono vegetariano/vegano”, possibilmente spiegando anche se mangiate uova e latte. Se acquistate la guida della Lonely Planet, nell’appendice trovate sempre la traduzione di questa frase, come anche di molte altre frasi utili.
4. Se avete un amico/compagno onnivoro, fate in ogni caso assaggiare prima a lui i piatti a voi destinati.
5. Vi conviene sempre specificare che siete vegetariani e non fidarvi di ciò che vedete (anche se, magari, vi trovate a un buffet): in Giappone, ad esempio, molte verdure, apparentemente solo bollite, vengono cotte nel brodo di pesce e se non state attenti rischiate più di uno “sgarro” involontario.
6. Visto che, probabilmente, finirete con l’avere ben poca scelta, munitevi già da casa di integratori alimentari (per sopperire alle eventuali carenze di vitamine) e di lassativi. Preciso che, in casi del genere, è importante anche per i non vegani l’assunzione di vitamine: non è infatti infrequente, all’estero, che per non sbagliare vi propongano in ogni caso menù integralmente vegani.
Ovviamente, le considerazioni di cui sopra (con gli opportuni adattamenti) possono servire anche per chi, pur non vegetariano, abbia particolari esigenze alimentari. Penso, in particolar modo, a chi soffre di intolleranze o allergie o a chi è diabetico o iperteso.
Bene, ecco il mio vademecum. Se avete ulteriori spunti o consigli o se volete anche voi raccontare la vostra esperienza all’estero, commentate pure questo articolo: vi seguirò con piacere.
xxx
Didi

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